Mortificarsi un po'...



Una dama in non mi ricordo quale film, chiedeva "un caffe', ma senza zucchero, perche' mi devo mortificare"...

Oggi, durante una ricerca sulla vita di un paio di santi che poco hanno in comune, se non quello di essere nati in paesi di lingua slava, ho notato di come, nella descrizione delle loro sante vite, non mancava l'uso del cilicio per la mortificazione corporale.
Data la lontananza nel tempo, le loro vite si perdono nelle leggende, e mi ha colpito la sicurezza dei commentatori nel dare per certi particolari come l'uso del cilicio, che non e' che sia uno strumentino che si noti particolarmente, se indossato. Ma la santita', si sa, passa anche per la penitenza e la mortificazione del corpo. I pastorelli di Fatima si flagellavano con le ortiche... il suo segretario rivelo', dopo la sua morte, che Paolo VI portava il cilicio... e siccome Giovanni Paolo II non puo' essere da meno, qualcuno e' uscito fuori con un libro in cui afferma che il polacco si fustigava in privato con una cinghia (con quali prove?).
Per chi non lo sapesse (o non avesse visto "Il codice Da Vinci"), il cilicio altro non e' che una cintura di metallo che si stringe in vita o sulla coscia, piu' o meno stretta a seconda di quanto ci si voglia mortificare. Ovviamente, ci sono delle belle punte metalliche che si infiggono nella carne e provocano sofferenza ad ogni passo.



Se vi interessa questo genere di articoli, ci sono dei siti sui quali scegliere cilici artigianali forgiati da suore italiane (!). Se siete dei religiosi cristiani, o persone particolarmente pie, pero', vi avverto: non so quanto senso abbia emulare le sofferenze di Cristo, dato che non sono state autoprovocate, ma inflitte da aguzzini. E anche "donare" la propria sofferenza corporale al vostro Signore mi suona un controsenso, dato che da piu' parti si parla della sacralita' del corpo, etc...
Per il resto non sono io a dover giudicare l'uso che se ne fa... ;) Magari volete solo diventare santi, e ne tenete uno appeso a bella posta nell'armadio, non si sa mai.



Cavolo, volevo parlare di mortificazione, ed e' uscito una specie di post sul cilicio... lavoro troppo! :P
Ma ormai non mi va di cancellare tutto e scrivere del sollazzo che provo ad ogni rifiuto della cartellina rossa. Alla prossima! :P

15 commenti:

calendula ha detto...

si sapevo dell'uso del cilicio.. l'ho imparato dal nome della rosa... di Eco...ma non sapevo che si utilizzassero metodi di mortificazione corporale anche per i papi recenti............non cè fine alla stupidità...

Gio ha detto...

Mi sforzo di trovare un motivo valido che possa portare una persona sana di mente a ricorrere a certe 'mortificazioni' - ma ogni sforzo è vano.

Silmiaug ha detto...

Non saprei, la mortificazione del corpo e l'esperienza del dolore sono comunque pratiche diffuse in diverse religioni. Penso siano tutte manifestazioni della ricerca di un'esperienza ascetica "estrema" che, dal punto di vista antropologico, ti confesso mi affascinano non poco.

E grazie per il link ai siti, ma per adesso andare a votare alle prossime regionali mi basta, come autoflagellazione. :)

Colei che... ha detto...

Eh eh! Ma in effetti io non volevo fare un post "contro" il cilicio o l'autoflagellazione... Ognuno ha la liberta' di scegliere se autoflagellarsi o meno, o di non mettersi lo zucchero nel caffe'. :P Quello che non mi piace e' invece l'ipocrisia di chi si impone sofferenze adducendo motivazioni religiose... non mi piacciono neanche i religiosi che supportano tali pratiche, consigliando il tipo di mortificazione che il credente deve subire, o il numero di vergate da concedersi...

Silmiaug ha detto...

Io bevo il caffè rigorosamente senza zucchero... Vado bene per la santità? :D

modesty ha detto...

LO VOGLIO!

cavolo, dovevo pensarci da me....

sto perdendo i colpi

love, mod

p.s. la mortificazione, cioè la rinunzia ma anche il dolore volontario portano più vicino a Dio si dice. A me hanno fatto riflettere meglio nei momenti difficili....cosi, lo dico per dovere di commento-a-tema.

Colei che... ha detto...

@ Sim: sei gia' in odore di santita'... :P

@ Mod: ...Beh, ho suggerito un regalo da farti per la prossima festa! :P

Per l'aavicinamento a Dio... quelle persone che pensanon di avvicinarsi al loro Dio in quella maniera dovrebbero prima chiedersi se non lo fanno invece per semplice egoismo. Personalmente penso che il problema, se ce n'e' uno, non e' nel cilicio, ma nell'ipocrisia. ;) (Specie quella delle suore che li forgiano! :P)

Gio ha detto...

Secondo me non è tanto il dolore a portare a riflettere, quanto piuttosto la tristezza, la paura che deriva dalla comprensione di essere in balia del destino.
Insomma, Mike Tyson ha preso centinaia di pugni e non mi sento di dire che sia divenuto più saggio in virtu' di questo dolore.
E' più sensata, secondo me, l'ascesi che suggerisce Silmiaug: l'allontanarsi dal mondo e dai suoi rumori, alla ricerca di una concentrazione diversa e non contaminata.
Faccio fatica a credere che al cilicio non s'accompagni anche un minimo di presunzione di essere 'più giusti' degli altri.
Ci penserò su ancora.

modesty ha detto...

giò non esiste "il dolore".
esistono tanti tipi.
la più grande differenza ovviamente sta tra quello cercato volontariamente (che aiuta ad affilare la mente a ME non in generale - forse non mi sono espressa troppo bene in effetti) e quello che ti viene imposto (e lì ti do ragione).

colei) l'ipocrisia la si trova ovunque. potenzialmente ogni essere umani ne è portatore sano. Sostengo che la fede di tutti i generi ha uno strano ed indissolubile legame con il dolore - e da sempre questa cosa mi affascina (vuol dire anche che ad oggi ne ho capito solo la punta dell'iceberg). ci sono altri aspetti della fede cattolica (perché è di questa che stiamo parlando, giusto?) che mi fanno incazzare: il celibato (e poi violentano, molestano, traumatizzano i bambini), l'astinenza come protezione dal HIV (invece di rendere parte integrante di ogni predica la raccommandazione di usare il preservativo!), la indissolubilità del matrimonio (e i politici che divorziano e si risposano dichiarandosi cattolici praticanti), l'omosessualità vista come una "malattia" (eeeh, suppongo che il 80% del clero mondiale ne sia affetto).

quindi, a mio avviso, il cilicio è l'ultima delle ipocrisie.

minkia, che ho scritto....

:) love, mod

Flo ha detto...

vedo che ti sei documentata molto bene!!! ..mi ha fatto piacere leggere questo post!!!!
ti aspetto nel mio blog..
Un abbraccio
a presto

Colei che... ha detto...

Mi fa piacere che dal post sia nata una discussione del genere... ;) Il commento di Mod mi fa pensare (a prescindere che anche a me fanno incazzare le stesse cose che elenchi tu!!)... effettivamente capisco come il dolore possa essere visto, da alcune persone, come un metodo per avvicinarsi a Dio... Pero' sono d'accordo con Gio quando dice che all'uso del cilicio e alla mortificazione del corpo a tal proposito si applichi (se non ipocrisia come opinionavo io) una possibile dose di presunzione...
:) Ciao!

Silmiaug ha detto...

Se vogliamo credere che effettivamente ci sia, per qualcuno, un'intenzione "non ipocrita", mi viene da pensare che la pratica del dolore sia comunque un modo per alterare le percezioni, e "vedere" cose che nello stato di funzionamento normale dell'organismo non si vedono. Penso anche al digiuno estremo, che è sempre una forma di mortificazione.
Insomma, un modo semi-naturale per "drogarsi" e aprire la mente.
Cioè, per chi crede in queste cose.
Dal canto mio passo, ho già abbastanza allucinazioni quando vedo certe cose in tv. :)

(E mi unisco al plauso alla nostra ospite per il post stimolante. :) )

Colei che... ha detto...

Sil, qui apriamo una finestra su un argomento che mi affascina molto... il riferimento ai pastorelli che si fustigano con le ortihe prima della loro visione mariana rientra proprio in questo discorso... ;) C'e' una lista lunghissima di "santi" che arrivano alla visione del divino dopo mortificazioni corporali, cosi' lunga che ci sono degli studi in proposito. Lo stato di estasi e' autoindotto e porta a visioni allucinatorie, o queste persone possono realmente mettersi in contatto con il divino tramite lo stato ottenuto infliggendosi il dolore? Probabilmente non sapremo mai la risposta... ;)

Silmiaug ha detto...

Già, non la sapremo mai (anche se io propenderei più per la prima... Come diceva qualcuno, il giorno che il "divino" si manifesterà a un premio nobel per la fisica invece che al solito pastorello sfigato, lo troverò un tantino più convincente... ;) )

Ma anche senza scomodare il divino, può essere che chi si autoinduce quel genere di stato alterato lo faccia convinto di potere intercettare "significati nascosti" della realtà (o della coscienza) che normalmente sfuggono. Qualcosa che altri cercano con la "semplice" meditazione, per esempio.

Vincenzo " Zerov " Salvo ha detto...

mah...